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pedalando tra paure e orgoglio

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Messaggio Da gerri_pa il Gio 01 Ago 2013, 18:35

…Ho paura e ansia nel mio cuore.
Ho poco fiato in gola nonostante la strada scende e la bici scivola via silenziosa senza bisogno del mio pedalare! Già, ho poco fiato in gola ma questa aria fresca che mi avvolge e scivola su di me…

“Pedalare, devo solo far girare i piedi chiusi in queste scarpe mezze rotte attorno l’ingranaggio dentellato di questa bici, un ingranaggio che trasmette la mia fatica sulla catena e fa muovere queste ruote su quest’asfalto che sale, e sale ancora, e pare infinito come ormai è infinita la mia stanchezza”
E’ stato uno dei miei pensieri, dei tanti che affollavano la mia mente, ieri mentre spingevo su quei pedali con caparbia unita a una silenziosa rassegnazione e a una indescrivibile fatica!
E ancora oggi non so neppure perché ho continuavo a salire! salivo, salivo mentre sapevo di non averne tutte le forze per farlo! Non lo so, sarà stato un maledetto ma fortissimo orgoglio personale che ogni volta mi prende e mi permette di andare avanti fino alla fine, quando percepisco di essere prossimo al mio limite della sopportazione! Un orgoglio che mi viene fuori ogni volta che mi trovo impegnato in qualcosa che mi fa sentire fortissima la fatica puramente fisica, che sia il correre a piedi o, come ieri, il pedalare su una strada che puntava dritto verso il cielo talmente era lunga e ripida! Un orgoglio che conoscevo bene nei miei anni passati quando scalavo sui monti, dilettandomi in alpinismo, quando certe volte su ripidissimi pendii innevati avrei voluto sfilarmi lo zaino dalle spalle e gettarlo via in fondo al precipizio, tanto ero stanco di salire verso le vette! Un orgoglio che dai monti mi son poi portato sulla strada da quando ho iniziato a correre a piedi e a gareggiare e che ho riscoperto ancora una volta ieri, pedalando da Cefalù a Montemaggiore Belsito;
Da un’idea assolutamente ingiusta e aggressiva verso il mio fisico, quella di voler fare una lunga pedalata, ieri è nata e si è consumata una mezza avventura sui pedali che mi ha fatto entrare in un labirinto di fatica ma insieme di pazzesca vitalità!
Ho tirato fuori la bici, ho gonfiato quasi a farle scoppiare le due ruote (monto sulla mia bicicletta due coperture lisce da strada e non le tassellate pur essendo una mountain bike, proprio per renderla piu scorrevole sull’asfalto e ho gonfiato allo spasimo le ruote per garantirmi ancora maggiore scorrevolezza), ho riempito due borracce di acqua semplice e nella tasca posteriore della maglia da ciclista ho sistemato solo 4 pacchetti di crackers ai cereali (non avevo a Cefalù alcuna barretta per uso sportivo), il vecchio telefonino e solo 15 euro in caso di emergenza e avvolti in un cellophane per proteggere soldi e telefono dai miei sudori, che prevedevo sarebbero stati assai copiosi!
Ho acceso il Garmin, l’ho impostato in modalità bicicletta, ho salutato mia madre dicendole di stare tranquilla (inutile invito il mio, al mio rientro l’ho trovata spaventatissima ad attendermi ancora alzata nonostante l’avessi chiamata al tel per tranquillizzarla a metà strada del mio rientro) e ho iniziato i primi giri di pedaliera!
E i primi km scorrevano lisci e filati, senza troppa apparente fatica! Ogni tanto gettavo un’occhiata al garmin allacciato al mio polso sinistro e al computerino da bici della polar che monto sul semimanubrio, e mi rallegravo nel constatare che la velocità di percorrenza e la distanza in km combaciavano perfettamente nei due miei strumenti di controllo;
Già….strumenti di controllo! Avevo solo trascurato di “controllare” meglio il mio stato d’allenamento in riferimento alla bici!
I primi km scorrono cosi abbastanza veloci seguendo la ss113 che da mazzaforno (Cefalù) mi portava in direzione di buonfornello e in breve mi trovo a superare il presidio della polizia stradale che si affaccia proprio sulla strada statale poco dopo lo svincolo autostradale di buonfornello.
Intanto guardo il sole, che mi promette una salita calda! Ma non è il sole a preoccuparmi gran chè, anche perché ormai a quell’ora non è piu cosi opprimente (son partito da casa che saran state le 17,40 circa)! Cio che mi preoccupa invece, e in un modo da mattermi una certa ansia addosso, son le parole scritte su facebook dall’amico Giuseppe Costa che a quanto pare ha gia fatto questa salita in bici e la conosce bene: “ Gerri, son 18 km di salita continua, all’inizio con pendenza non troppo impegnativa, ma poi man mano aumenta sempre piu soprattutto da Cerda a Montemaggiore, e non è per scoaraggiarti ma credo che dato è da molto che non pedali come prima uscita questa che hai in mente mi sembra un po un azzardo”
Cerco di togliermi dalla mente le parole di Giuseppe il più in fretta che posso, perché sono gia impegnato a sbuffare nei primi tratti di falsopiano in salita, che si incontrano da buonfornello fin al bivio di Cerda! E i miei sbuffi di “inizio fatica” mi fanno capire che è meglio che mi concentri sulla strada e sui pedali invece di ascoltare “certi pensieri e parole” che vorrebbero gia frenarmi! Ecco….come quando corro devo dar ascolto alla mia “mente che corre” e far tacere la “mente che frena” se voglio tentare di arrivarci a Montemaggiore.
Arrivo al Bivio di Cerda sulla ss113 e li comincia la vera salita!
Voglio esser tranquillo finche mi riesce, devo pensare che ho raggiunto altri traguardi nella mia attivita sportiva passata e che certo una strada in salita da fare sulla bici, benche lunga 18 km, non potrà mettermi cosi a dura prova!
Inizio a salire…salgo…pedalo…salgo…il sole pian piano si dirige verso il tramonto, ma non ci penso!
Quanta fatica! Mi ricordavo molto piu vicino il bel paesello di Cerda dalla ss113, e invece ora pare arroccato chissa dove! Ah già…lo ricordavo piu vicino perche quella strada l’ho sempre fatta in macchina o in moto ogni volta che mi recavo alla famosa sagra del carciofo! Certo….falla in bici, tutta cosi in salita, i km sembrano tanti di piu!
Improvvisamente sento sotto la mia scarpetta da ciclista nel piede destro (la mia bici ha i cosidetti “pedali tecnici ad attacco automatico e necessitano di particolari scarpette con l’innesto a scatto) come aria! All’inizio non ci faccio molto caso, poi quando ormai sono in preda a una immane fatica ma nonostante questo le mie gambe continuano imperterrite a far girare quei pedali, quell’aria sotto al piede la comincio ad avvertire sempre di piu! Ma continuo, sono adesso come in una specie di stato mentale e fisico di “non pensiero”! vado avanti in salita tramortito dalla fatica e continuo a pedalare come quasi meccanicamente, come se avessi pigiato sulla bici il tasto inesistente del “pilota automatico”!
Dopo una curva, improvvisa mi compaiono davanti le primissime case grigie del paese di Cerda! È come una folgorazione questa! La fatica immensa provata fin li quasi scompare! Ma devo fermarmi! Sento il bisogno assolutamente prioritario adesso di fermarmi e di mangiare il primo dei pacchetti di crackers! Il mio fisico me lo chiede! E gli do ascolto!
Cammino qualche metro spingendo la mia bici verso una zona alberata e ombreggiata, voglio fermarmi li a riposare e a mangiare! Ma quei pochi passi fatti a piedi mi restituiscono la dura realtà della mia scarpa! Si è rotta! Si è aperta! Praticamente la suola in plastica rigida si è letteralmente scollata e staccata dal resto della scarpa! I passi fatti camminando gli han dato il colpo di grazie e la scarpa ha cosi ceduto definitivamente! E ora capisco cosa era quell’aria fresca sotto al mio piede!
Sgomento! Paura! Indecisione! Dubbi! So che con quella scarpa del tutto aperta non potro pedalare piu! O quanto meno si potro ancora pedalare ma a quale prezzo? Quei pedali ad attacco automatico ora li odio! Mi rendo conto che son fatti per far si che un ciclista riesca a imprimere piu e migliore forza sui pedali nella sua fatica del pedalare ma ora comprendo che senza le scarpe adatte quei pedali si trasformano in inutili “pezzi di alluminio”!
Cerco di stare tranquillo! Ma il pensiero di dover telefonare a qualcuno affinche mi venga a recuperare me e la mia bici con la macchina solo per una stramaledettissima scarpa rotta mi fa salire il nervosismo a mille!
Intanto mangio! E bevo! Scolo via interamente le due borracce d’acqua! Sono stanco! …e ora anche incazzato per la scarpa! Che fare?
Mi viene in mente di cercare un negozio di ferramenta o un’officina meccanica! Faro “sistemare” alla meno peggio quella stupida scarpa con del fil di ferro tanto per sperare mi possa permettere di pedalare fin a casa! Ormai la meta di raggiungere monte maggiore l’ho abbandonata per colpa della scarpa!
Trovo un negozio di ferramenta! Entro, incurante della bici se qualcuno potesse rubarsela! Sono troppo incazzato per pensare anche a questo! Che se la prendano pure, dico a me stesso!
Il negozio nate tra il divertito e il professionale mi “consa” la scarpa a suon di giri si nastro adesivo! Mi suggerisce il nastro invece del fil di ferro perche secondo lui cosi la suola resta piu aderente alla scarpa!
Effettivamente mi fa un lavoro egregio! La scarpa torna a funzionare! La provo risalendo sulla bici ed effettivamente va alla grande! Quasi come nuova! Torno indietro a pagare il negoziante e a ringraziarlo! Mi dice di tenermi il rocchetto del nastro adesivo nel caso la scarpa dovesse riaprirsi nuovamente e non vuole neppure un euro per questo suo aiuto! Lo ringrazio e riconfortato punto la mia bici verso Montemaggiore! Avevo abbandonato l’idea di arrivarci, ma con la scarpa sistemata in quel modo decido di provarci ancora!
Non lo avessi mai fatto!
La salita che unisce i paeselli di Cerda ad Aliminusa prima e a Montemaggiore dopo ha qualcosa che definire tremendo è poco!
In quei 12 km circa che ho percorso da Cerda a Montemaggiore tutti in salita anche questi son stati 12 km di mio totale morire!
Si, son morto! Intendo mentalmente!
Mille voci dentro di me mi gridavano di fermarmi, di finirla la, di girare quella bicicletta e lanciarmi in discesa verso il mare e poi verso casa! Mille voci mi urlavano che ero ormai giunto al limite massimo del mio proseguire e che ulteriore fatica non sarei stato in grado di reggerla!
Pedalavo sempre in salita…ero ormai davvero al limite di ogni mia forza ed energia! I rapporti della catena che avevo impostato per quella salita erano i piu agili e leggeri che la mia bici avesse a disposizione eppure la fatica di quel salire era infinitivamente pazzesca!
E qui che l’orgoglio mi ha preso! È qui che ho deciso che ormai volevo e dovevo arrivarci a monte maggiore, costasse quel che costasse!
Non vedevo piu il mare dietro di me! Riuscivo a vederlo fin poco prima di entrare dentro Cerda, ma ora tutto attorno a me era solo aperta campagna e alberi e colline e salita! Salita…..infinita salita!
Non so come, credetemi, ma son arrivato a Aliminusa! Scendo dalla bici, ormai troppo spossato! Chiedo a dei tizi vicino a me quanto distava Montemagg e mi rispondono “un tiro di fucile ma è tutta a salire”!
Scoppio a ridere! Gli rispondo: perché, fino ad ora cosa ho fatto se non salire e morire”? mi guardano come fossi un matto e non mi rispondono piu!
Inforco ancora la bici e riprendo il mio “lento morire”!
Orami vado avanti realmente solo per inerzia e per orgoglio! Non per altro! Prometto a me stesso che tornato a casa, se riusciro a tornarci vivo, regalerò questa bici e nessuno mai piu deve dirmi in vita mia di ricomprarmi una ca..o di bicicletta!
È finita! La salita! Son giunto a Montemaggiore! Percorro quelle strette vie ormai come un miserabile affranto dalla fatica e giungo davanti la parruccheria del mio amico Mario piraino! Scaravento letteralmente la bici per terra sul marciapiede, scosto la tenda ed entro nella sala! Il mio amico è alle prese con un rasoio affilatissimo e la barba di un cliente, nel vedermi dapprima ride ma poco dopo la sua espressione si fa seria e mi domanda: “gerri, stai bene?”
Gli rispondo di si, che sto solo morendo ma per il resto va tutto a gonfie vele!
E’ preoccupato per me, ma lo tranquillizzo! Io mi scuso con lui ma ho adesso un solo pensiero: mangiare qualcosa, prendermi un caffe al bar, procurarmi qualcosa che mi renda visibile al buio sulla strada del rientro e partire immediatamente! Piu tempo sto fermo li e piu le tenebre renderanno la mia pedalata di ritorno rischiosa e imprudente!
Mi rendo conto di esser arrivato troppo tardi alla mia meta in cima a quei maledetti 18 km di salita!
Ma ormai son li! Ho paura del buio ma cerco di non farlo capire a Mario! Lui invece lo comprende e si offre di accompagnarmi in macchina fin a cefalU! Insiste perche io aspetti che chiuda il locale e mangiamo una pizza insieme e poi mi riaccompagna in macchina a me e alla bici!
Gli dico di no! Perché? Perche ormai il mio orgoglio stupido ha il sopravvento su di me e penso che se avessi accettato il passaggio in macchina sarei stato deluso di me stesso!
Lo saluto cosi dopo aver mangiato gli ultimi crachers tirati fuori dalla mia maglia, vado in un negozio e compro un gilet ad alta visibilità notturna (di quelli che servono nelle soste di emergenza in autostrada), entro in un bar, mangio una pizzetta e ua ciambelletta di pasta frolla piena di zuccero a velo e bevo un caffe con tantissimo zucchero dentro (quando a me il caffe invece piace assolutamente amaro ma sentivo che il mio organismo chiedeva zuccheri a tutta forza in quel momento);
E mi lancio in discesa! Da monte maggiore a cerda la strada è in discesa con un solo breve tratto di salita che per me è stato come il colpo di grazia!
Riesco a superarla e via giu di gran corsa verso cerda dove giungo in breve e mi risollevo d’animo nell’assaporare la totale assenza di fatica di quei km in discesa rallegrandomi ancora del pensiero che da cerda alla ss113 sono ancora altri 8 km di tutta discesa!
Ma poco prima di arrivare a cerda sento la scarpa sciolarmi via libera dal pedale! Si è riaperta! Il nastro adesivo ha ceduto! Maledizione!!! Mi fermo, risistemo meglio che posso quella fottuta scarpa con il rocchetto di adesivo che mi aveva lasciato il negoziante e mentalmente lo ringrazio fortissimamente perche altrimenti adesso davvero sarei rimasto appiedato!
Il buio ormai è sceso e mi avvolge del tutto! Supero il corso principale di Cerda in discesa con molta prudenza: ci sono troppe macchine in paese e anche se le vie sono illuminate so bene che sono poco visibile io con la mia bici sprovvista di qualunque impianto di illuminazione!
Esco dal paese e vedo lontano quel mare ormai diventato una macchia scura e non piu azzurra! Lo sento lontano!
Adesso ho sul serio paura per la strada che mi attende totalmente al buio e da cerda paese fin a casa mia sono ancora circa 28 km da percorrere!
Ho paura e ansia nel mio cuore.
Ho poco fiato in gola nonostante la strada scende e la bici scivola via silenziosa senza bisogno del mio pedalare! Già, ho poco fiato in gola ma questa aria fresca che mi avvolge e scivola su di me mi aiuta ad andare avanti mentre il mare è ancora troppo lontano! Ed è quei che mi sorprendo a pregare! Mentre penso a quel mare ancora cosi lontano in silenzio prego il buon Dio perché mi regali ancora un barlume di forza per raggiungerlo, perché so che poi mi basterà seguire la sottile lòinea della costa bagnata da quel mare per giungere finalmente a casa!
Prego…perché nessuna macchina mi venga addosso con quel buio pesto!
Prego…perché le forze non mi abbandonino proprio adesso!
Raggiungo la ss113, è finita la discesa! Ricomincio a soffrire! La strada ora fino a casa sarà tutto un susseguirsi di pianure, falsipiani in salita e in discesa! Ma le mie gambe non ci sono piu! E se non crollo è solo per il desiderio di arrivare a casa non tanto per me ma per restituire pace e tranquillità a una madre che nella sua vecchiaia ancora si ritrova, a causa mia, a patire i capricci sportivi di un figlio imprudente!
Da Buonfornello a Mazzaforno ho pedalato nel buio piu assoluto e riconoscevo la strada solo per il timido riflesso bianco che restituiva la linea di vernice che delimita la carreggiata!
Solo quel filo bianco di vernice mi ha guidato fin a casa mia! Tutto il resto era solo buio….la strada, il cielo, il mare…buio anche dentro di me!

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Messaggio Da castoro il Gio 01 Ago 2013, 18:52

Gerri questo racconto è veramente spettacolare
cheers cheers cheers cheers cheers

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Ciao Paolo
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Messaggio Da Federoca il Ven 02 Ago 2013, 08:29

Meraviglioso Gerri il racconto e complimenti per l' impresa!! ok 

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Messaggio Da Violetta il Ven 02 Ago 2013, 09:16

Complimenti per l'impresa!
Mi piace il "tiro di fucile" come unità di misura Very Happy 
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Messaggio Da gerri_pa il Ven 02 Ago 2013, 23:59

Violetta ha scritto:Complimenti per l'impresa!
Mi piace il "tiro di fucile" come unità di misura  Very Happy 

Espressione tipica qui in Sicilia! a dire il vero, dovrebbe esser "a un tiro di lupara" ma forse ho beccato un gruppo di "aliminuensi" (abitanti di Aliminusa) che masticavano poco dialetto siculo!

Ma credo che anche in altre regioni del nord italia usano dire a "un tiro di schioppo"!

Insomma, schioppo o lupara....sempre fucilate sono! Very Happy Cool 

(grazie per i vostri commenti!!! Smile )
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Messaggio Da Zelig il Sab 03 Ago 2013, 00:12

Per leggere il tuo posto me lo sono stampato e letto per bene. complimenti  per l'impresa ma sei "Un  folle" pedalando tra paure e orgoglio 2106088985
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Messaggio Da aroldo74 il Sab 03 Ago 2013, 16:36

Bellissimo racconto gerri. Non hai fatto nessuna fesseria. Anzi a volte certe "imprese" servono per riportarci in vita.
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Messaggio Da freccia il Dom 04 Ago 2013, 16:06

Gerri,
grandissimo racconto e tanti complimenti per la "pedalata"
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Messaggio Da rikchecorre il Lun 05 Ago 2013, 16:56

"Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi qualche piccola follia"
Marcel Proust
Bravo Gerri ok
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