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Messaggio Da simpep il Ven 29 Mag 2015, 16:44

Scrivo qualcosa anche io in questo nuovo spazio rosa del forum.

Mi è venuto in mente un argomento esposto in uno degli ultimi libri che ho letto.
Trattava della ricerca farmaceutica e delle sue vistose carenze in termini di sperimentazione.
In ambito sperimentale, la maggior parte delle volte neanche si ipotizza che l'efficacia di un farmaco possa essere molto diverso se utilizzato su uomini o su donne.
Eppure già si conoscono moltissime risposte fisiologiche diversificate nei due generi.
Ci sono campi specifici basati su vistose differenze funzionali come la ricerca sulle patologie della prostata o delle ovaie, ma in tanti altri campi si tende a sperimentare con un campione umano che spesso non presenta eterogeneità di genere.
Così viene fuori che un antidolorifico già sperimentato risulti nell'uso corrente più efficace per gli uomini e non per le donne.
Riporto una frase del libro (1) tratta da un articolo (2) pubblicato sulla rivista "Nature":
"Allo stato attuale, la medicina applicata al sesso femminile non è basata su prove certe, al contrario di quanto succede per gli uomini".
E altrettanto efficace ancora un'altra frase:
"Il tipico paziente con dolori cronici è una donna di 55 anni. Il tipico soggetto degli studi sui dolori cronici è un topo di sesso maschile con otto settimane di vita".
Poi bisogna tenere in considerazione anche i fattori culturali che determinano differenti comportamenti anche nel personale sanitario degli ospedali.
Alcune ricerche hanno fatto emergere come il personale infermieristico tenda a somministrare meno antidolorifici alle donne. Ma anche i medici ne prescrivono minore quantità rispetto agli uomini.
E' frequente che alle donne che presentano dolori cronici venga diagnosticato maggiore richiesta di attenzioni e di emotività rispetto agli uomini che presentano le stesse condizioni.
Insomma, in linea di massima, alle donne che manifestano dolore vengono somministrati sedativi. Gli uomini invece ricevono a parità di condizioni più antidolorifici.
Un dato che ho trovato molto rappresentativo della disparità di genere nel campo della ricerca è che negli esperimenti di neuroscienze fatti su animali la presenza di cavie di sesso maschile è cinque volte maggiore di quello femminile.
Per finire, nonostante le donne rappresentino più di metà della popolazione e sebbene abbiano una maggiore probabilità degli uomini di morire a causa di malattie cardiovascolari, i partecipanti ai test clinici sui farmaci cardiovascolari sono per la stragrande maggioranza di sesso maschile.
Ancora pochi anni fa la proporzione nei test clinici sulla efficacia dei farmaci era di 75% di uomini e 25% di donne.

Insomma anche la scienza sanitaria sembra essere molto maschilista.

Farmaci al maschile 3524214560 >sim

(1) Michael Brooks, "OLTRE IL LIMITE - Undici scoperte che hanno rivoluzionato la scienza", La biblioteca delle scienze
(2) Erika Check Hayden, "Sex Bias Blights Drug Studies" , "Nature", 2010, p 332

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Messaggio Da differentgear il Ven 29 Mag 2015, 19:51

Non sono per la sperimentazione animale ... ci sono cose che gli animali possono mangiare senza che gli succeda nulla e cose che mangiano gli uomini che uccidono gli animali ... poi uomini e donne ancora diversità aggiunta ...
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